Nel 1961 ha vinto il premio Strega con "Ferito a morte", ritratto di Napoli che "ti ferisce a morte o t'addormenta", e di una generazione seguita con complessi sbalzi temporali lungo l'arco di un decennio. Nel 1982 ha raccolto i tre romanzi "Un giorno d'impazienza", "Ferito a morte" e "Amore e psiche" (1973) nel volume "Tre romanzi di una giornata". In seguito si è dedicato, con l'eccezione di "Fiori giapponesi" (1979) e "La neve del Vesuvio" (1988), a un genere che, anche se con una forte vena narrativa, è molto più vicino alla saggistica. L'argomento di gran parte della sua letteratura è Napoli, vista quasi sempre da lontano poiché l'autore lasciò la sua città in gioventù per trasferirsi a Roma: "L'occhio di Napoli" del 1994 o "Napolitan Graffiti" del 1999 sono due esempi significativi, ai quali si aggiunge "Capri e non più Capri" (1991). Non mancano pagine di riflessione letteraria, o sul mestiere dello scrittore, come "Letteratura e salti mortali" (1990) o il libro pubblicato da Minimum fax nel 1996, "L'apprendista scrittore", in cui prosegue idealmente l'abbozzo di autobiografia letteraria, che aveva cominciato con "Un giorno d'impazienza". Nel settembre del 2001 ha ricevuto il Premio Campiello alla carriera, nel 2002 gli viene assegnato il "Premio Chiara" sempre alla carriera, nel dicembre 2007 il Premio Laurentum "I valori della cultura" e nel 2009 il Premio Laurentum “Alla Carriera”.
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